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Moccia: l'uomo, l'artista.M o c c i a S h o w
In realtà avevo promesso alle sventurate amiche che avrei denigrato Moccia per quaranta righe consecutive. Sono triste e abbattuta, ma una promessa è una promessa.
Eppure, perchè non lasciar parlare la grandezza letteraria di Moccia, la cui parsimonia di termini (in pratica vuol dire che non ha vocabolario) è così perfetta e illuminante?
(Brano tratto da "Scusa ma ti chiamo amore")
"Notte. Notte incantata. Notte dolorosa. Notte folle, magica e pazza. E poi ancora notte. Notte che sembra non passare mai. Notte che invece a volte passa troppo in fretta. (Ma che cazzo è? Un flusso di coscienza? Un incipit? Un esercizio di Grammatica "unisci l'aggettivo al rispettivo sostantivo"? Dio, che bassezza!)
Queste sono le mie amiche, cavoli... Forti. (Uhm, sì, Moccia, vai così. Mandiamo la punteggiatura a farsi fottere. O ti stai solo immedesimando nell'ignoranza della troietta parlante?) Sono forti. Forti come Onde. Che non si fermano. (Tutti 'sti punti maledetti! Ma è capace di scrivere una frase composta da più di tre parole?) Il problema sarà quando una di noi s’innamorerà sul serio di un uomo. (Ah. "Non era ancor di là Nesso arrivato". Infatti non lo vedo neppure io.) «Ehi, aspettate ci sono anch’io!» Niki le guarda, una dopo l’altra. (Nella mente di un essere umano normale qui dovrebbe andarci la descrizione delle amiche. Nella mente di Moccia, ovviamente, no.) Sono a via dei Giuochi Istmici. Hanno la miniauto Aixam con gli sportelli aperti e, con la musica a palla, improvvisano una sfilata di moda. (Oh, eccolo qui, l'emblema della felicità giovanile. E io che mi stavo preoccupando non vedendolo nelle prime due righe.) «E dai, vieni allora!» Olly cammina come una pazza (Ah, interessante espressione: non so perchè, di preciso, ma mi schifa, sul piano stilistico. Sarò io.) su e giù per la strada. Volume al massimo e occhiali a fascia. Sembra Paris Hilton. (Ah, beh, allora. Mi chiedo se Moccia si renda conto che assimilare chicchessia a Paris Hilton non significa fargli un complimento. Chissà. Misteri di una mente superiore.) Un cane abbaia a distanza. (Il legame con la frase precedente è chiarissimo per il lettore informato: è palese il richiamo al celebre cane-topo di Paris. Non avevate collegato? La vostra cultura generale è di basso livello, signori). Arriva Erica, grande organizzatrice. (Di che? Di feste? Di viaggi? Di gite scolastiche? Di orge? E dire che il complemento oggetto è una delle prime cose che spiegano, alle elementari. Ma si sa, Moccia è oltre tutto questo.) Prende quattro bottiglie di Corona. Appoggia i tappi sul bordo di una ringhiera e, dando dei cazzotti ('Pugni' faceva troppo sofisticato), li fa saltare via uno dopo l’altro. Tira fuori un limone dallo zainetto e lo taglia. «Ehi, Erica, ma quel coltello, se ti beccano, è meno di quattro dita?...» (Sorvoliamo) Niki ride e l’aiuta. Prende e infila un pezzetto di limone (La più semplice costruzione "prende un pezzetto di limone e lo infila ecc." è stata scartata subito dall'abile scrittore a favore di una struttura che ponesse l'accento sull'atto di 'prendere e infilare', piuttosto che lasciar scorrere la frase liberamente. Lo scopo è tuttora ignoto. Le autorità stanno indagando.) all’interno di ogni Corona e, pum! (Onomatopea assolutamente adatta al suono di due bottiglie che si scontrano. La pertinenza terminologica di quest'uomo a tratti mi sconvolge), brindano sbattendole forte e le alzano alle stelle. Poi si sorridono quasi chiudendo gli occhi, sognando. (Frase metaforica? Frase poetica? Frase senza un cazzo di senso?) Niki finisce di bere per prima. Un fiato lungo (Oh, stupisco sempre di più. E io che, povera mortale, avrei usato il termine 'respiro'... ma chi sono io al Suo confronto?) e si riprende. Forti le mie amiche, e si asciuga la bocca. (Anche qui Nesso cavalca libero per i prati.) È bello poter contare su di loro. Lecca con la lingua (Sarei sorpresa se riuscisse a compiere l'azione del 'leccare' con qualcosa di diverso dalla lingua, in effetti... oh, ma via, che blasfemia! Come potrei mai arrivare ad intendere la suprema competenza linguistica di Moccia?) quell’ultima goccia di Corona. «Ragazze, siete bellissime... Sapete che c’è? Mi manca l’amore.» (Voi ci vedete una soluzione di continuità? Davvero, io ardo dal desiderio insoddisfatto di comprendere il legame profondo tra la bellezza delle ragazze e la mancanza d'amore. Non voglio infierire aggiungendo che qui puntini di sospensione stanno bene dove sono come un libro di Moccia nella sezione 'Classici'). «Ti manca una scopata, vorrai dire.» (Ecco, donna, cos'è la finezza!) «Quanto sei bora» (Espressione a me sconosciuta) dice Diletta, «ha detto che le manca l’amore.» «Sì, l’amore» riprende Niki, «quello splendido mistero a te sconosciuto...» (Oh, l'innalzamento dello stile! Molto adatta, come espressione, ad una che sfila in minigonna e apre le bottiglie di Corona 'a cazzotti'). Olly alza le spalle. Sì, pensa Niki. Mi manca l’amore. (Sì, penso io. Ti manca l'intelligenza.) Ma ho diciassette anni, diciotto a maggio. (Precisazione innecessaria.) C’è ancora tempo per me... (Altri puntini inutili...) «Aspettate, aspettate, ora sfilo io, eh...» (Oh, tesoro, ti aspettavamo, sai? Sfila per noi!) E ('E' un cazzo. Non si comincia una frase con 'e'. Qui meno che mai. Idiota.) procede spedita su quello strano marciapiede-passerella Niki (Ah, pardon, ora capisco. Era un 'e' enfatico. Appropriato, chiaro. Come sempre), tra le sue amiche che fischiano e ridono e si divertono (Polisindeto nel suo uso più nobile: dare l'idea dell'eternità in un'immagine. Che poeta!) per (Ehm. Vuole significare 'ridono di' o 'ridono con' o 'ridono a causa di'? Moccia-mistero.) quella strana, splendida, (Evvai, Moccia! Indovina? Qui la virgola non ci va! Ma dai? Non l'avresti detto, eh?) pantera bianca che, almeno per adesso, non ha ancora picchiato nessuno." (E certo, perchè le pantere di solito picchiano le prede, non lo sapevate? Moccia sì). Ecco, non voglio più parlare.
Un uomo, una catastrofe.
Oh, dimenticavo la parte esilarante (sì, c'è persino qualcosa di più esilarante di quelle venti righe di spazzatura che avete letto prima): il nostro disinteressato, poetico, ispirato, geniale Moccia ha pensato bene di far soldi anche con 200 e passa pagine dei suoi dubbi da "idiota dietro una macchina da presa". Il titolo di tale capolavoro, in cui Moccia svela candidamente, immagino, tutta l'inettitudine che lo avvolge come una rassicurante coperta di lana riguardo la sua condizione di regista è "Diario di un sogno". Ora, ditemi voi se non è da spanciarsi una cosa così. O da buttarsi da un ponte.
Io al momento sono più ispirata dal ponte, però facciamoci forza.
Allora, io vorrei trovarmi di fronte a quest'individuo, e spiegargli che si sta rendendo ridicolo, che è un pazzo, che i suoi libri, oltre a fare schifo riguardo a stile, struttura e sviluppo della trama, fanno schifo anche per i 'valori' che trasmettono. Vorrei dirgli, e lo farei con il cuore in mano: "Ritirati. Ricostruisciti una dignità. Non lasciare l'immagine di un deviato incapace ai posteri. Perchè, con sincerità, la sentenza ora come ora non è affatto ardua."
Purtroppo Moccia continuerà ad imperversare ancora per molto, temo. E forse io morirò sgozzata dalle fan inferocite prima che "Fede" si ritiri a vita privata.
La vita è ingiusta, ecco cosa.
(Chiedo scusa alle sventurate se l'intervento non è riuscito demenziale, ma si vede che San Valentino mi ha resa triste, e se sono triste Moccia mi fa solo venire da piangere. O uccidere. O tutte e due.)
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