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    Decalogo dell'Ippopotamo Felice

    Un intervento in cui lascio parlare (forse) qualcuno migliore di me, perchè ci sono giorni in cui si è così orrendi che è meglio non mostrare niente di sè. Sperando che nell'arco del "copia e incolla" mi venga voglia di scrivere il compito su Catullo. Altrimenti dovrò scriverlo senza voglia. E' uno dei momenti (lunghi) in cui la scuola non ha attrattive. Sono talmente logorroica che perfino quando non ho voglia di parlare parlo troppo.

     
    Un decalogo per chi, come me ora, ha troppo bisogno di una formula della felicità per trovarci dei punti di caduta. Siate ippopotami e zitti.
     
    Dedica doverosa a Marco che voleva da me un altro motivo per vedere tutto nero (non credo che con questo vedrai tutto rosa, ma: sorridi, ragazzo!) e che oggi ho orribilmente snobbato durante uno dei suoi saggi sproloqui petroliferi. E dedicato anche al Senza Nome che mi definisce un genio. Grazie, lo so, ma fa bene sentirselo ripetere. ;) E a Carlotta e Daniele che domani hanno l'interrogazione. Se dico 'andrà tutto bene' non si convincono, ma io l'ho detto lo stesso. Vado a studiare. E la cosa mi fa schifo schifo schifo schifo schifo...
     
    IL DECALOGO DELL'IPPOPOTAMO FELICE                 

    Stefano Benni (Smemoranda 1988)

     

    1. Sii come l'ippopotamo.

     

    2. Sii come l'ippopotamo che è felice nel sole e altrettanto felice nel fango.

     

    3. Sii come l'ippopotamo che non si capisce mai se è in acqua o fuori.

     

    4. Sii come l'ippopotamo che quando la luna è una grande camelia canta all'ippopotama la sua canzone d'amore senza preoccuparsi se la sua voce è sgraziata e dagli alberi piove giù di tutto.

     

    5. Sii come due ippopotami che si baciano sullo sfondo dell'orizzonte e la loro ombra sembra un grande pavesino.

     

    6. Sii come l'ippopotamo che dopo aver a lungo ippocopulato non chiede all'ippopotama "mi ami?" perché è ovvio che con un ippopotamo si può andare solo per amore.

     

    7. Sii come l'ippopotamo sempre educato al bar, nelle file per i documenti e in treno, sii come l'ippopotamo educato che fa i suoi bisogni appartato.

     

    8. Sii come l'ippopotamo che quando pesta una merda di ippopotamo fa finta di niente e dice "qu'est-ce que c'est ça?".

     

    9. Sii come l'ippopotamo che quando sente sopraggiungere la fine saluta il branco e corre nella valle del cimitero degli ippopotami morenti, dove un'ultima volta si beve si mangia e si scopa senza più alcun ritegno e vergogna e alla fine della festa muore solo un ippopotamo e si scopre che tutti gli altri erano degli infiltrati, sanissimi.

     

    10. Sii come l'ippopotamo che morì col sorriso sulle labbra e subito il grande Potamanka, il muscoloso dio alato, lo raccolse tra le braccia e lo portò in cielo ove sono nuvole e fiori meravigliosi e acqua tersa, e l'ippopotamo deluso disse "non si potrebbe avere una bella palude merdosa?" e Potamanka adirato lo lanciò a terra, e l'ippopotamo cadde e ove cadde creò il sacro cratere del lago Ngoro-Ngoro e l'ippopotamo perforò la pelle rugosa del mondo e precipitò nell'inferno ove vive felice attuffato nella merda con gli amici e quando si sposta causa i terremoti e quando nuota provoca i geyser e mostra a tutti la sua semplice verità: e cioè che il paradiso è ovunque tu ti senti in paradiso.

     

     

     

     

    "E allora?" direte voi.

    "E allora niente" dirò io.

     

    Ridere, ridere, ridere ancora... O almeno sorridere.

     

    Vado ad annientare la mia personalità scrivendo un analisi del testo. Vi lascio con un grande quesito:"Perchè dovrebbe essere più importante saper riconoscere un'endiadi che emozionarsi per una poesia?"

     

    Si accettano anche risposte dissacranti e lesive del mio amor proprio. Mi sento benigna e accondiscendente.

     

    'Notte.